LEITZ
SUMMILUX-R 50mm f/1,4 PRIMO TIPO: Il sistema
Leicaflex giunse sul mercato solamente nel 1964, in lieve ritardo sui
principali rivali che già da anni calcavano la scena grazie ai
vari modelli Nikon F, Contarex I, Canonflex e via discorrendo; la
società Leitz si avventurava in un settore a lei ignoto (sebbene
avesse familiarità con la visione reflex fin dai tempi del PLOOT
prebellico), e dovette approntare in breve tempo un corredo di ottiche
in grado di soddisfare le esigenze basilari della nuova schiera di
utenti Leicaflex. Alla Leitz evitarono rischiosi voli pindarici e per il primo nucleo di quattro obiettivi si rinunciò volutamente alla ricerca di una luminosità estrema, sacrificata sull’altare di prestazioni consistenti, riservando i famosi “giganti di luce” all’affermato sistema Leica M; il fulcro del sistema di ottiche Leicaflex era rappresentato dal Summicron-M 50mm f/2, un obiettivo otticamente simile all’omologo modello per telemetro che garantiva visualizzazioni entusiasmanti anche a piena apertura; quest’ottica dal rendimento squisito fu inizialmente sufficiente per soddisfare il palato raffinato dei Clienti, ma naturalmente a Wetzlar non dormivano sugli allori… In questo
contesto, a metà anni ’60, l’Azienda iniziò ad effettuare
studi per uno schema Gauss retrofocale che consentisse di affiancare
al solido Summicron-R un obiettivo normale di luminosità f/1,4;
naturalmente i calcoli di Walter Mandler per il Summilux-M 50mm f/1,4
non erano utilizzabili a causa del tiraggio Leicaflex, decisamente
superiore a quello dei corpi M, e a Wetzlar incaricarono il matematico
Heinz Marquardt di progettare ex-novo un 50mm f/1,4 con uno spazio
retrofocale sufficiente all’esercizio dello specchio reflex;
Marquardt completò il calcolo alla fine del 1967, tuttavia, per
ragioni che tuttora ignoro, l’obiettivo entrò in regolare
produzione solamente nel 1970: era finalmente nato il Summilux-R 50mm
f/1,4, catalogato dalla casa col codice 11675 e destinato a soddisfare
le ambizioni dei clienti Leicaflex appassionati di riprese in
available light.
Il Summilux-R
50mm f/1,4 tipo 11675 del 1970 era commercializzato con lo speciale
paraluce 12508 fornito a corredo; questo accessorio disponeva di un
attacco rapido che sfruttava guide e pivots metallici, ed in posizione
di riposo veniva montato sull’ottica in posizione rovesciata,
proteggendo la lente frontale con uno speciale tappo a pressione,
dedicato.
L’obiettivo
era fornito in finitura epossidica nera, ed essendo inizialmente
destinato al modello Leicaflex SL venne equipaggiato con montatura a
due camme; il diaframma presenta solamente 6 lamelle ed evidenzia i
timori della casa per un corretto funzionamento del complesso
meccanismo di chiusura automatica in presenza di diametri così
importanti, sacrificando il classico iride composto da numerosi
elementi presente nei modelli M per semplificare ed alleggerire
il dispositivo. La montatura anteriore è di diametro risicato, come
nel Summicron-R dell’epoca, e presenta due pivots metallici per
l’ancoraggio del paraluce; il diaframma chiude da f/1,4 ad f/16, la
messa a fuoco minima arriva a 0,5m e la baionetta posteriore è
fissata in sede da 6 viti piane, disposte a gruppi di 3; l’ottica
pesa circa 460g ed è predisposta per filtri Serie VII. Osservando con
attenzione il barilotto, si può notare, accanto alle incisioni
“m” e “feet”, il codice 22, che sta ad indicare una focale
effettiva di 52,2mm. Il Summilux-R
con lo schema ottico originale fu prodotto dal 1970 al 1998; la sua
montatura meccanica venne ristilizzata nel 1978 (introducendo il
paraluce telescopico e l’attacco filtri E55) ma per incontrare uno
nocciolo ottico evoluto dovremo aspettare la versione ad 8 lenti del
1998. Progettando
lo schema ottico del Summilux-R, Heinz Marquardt rimase in un alveo
conservativo e si concentrò su un classico schema Gauss a 7
lenti con 2 elementi singoli posteriori, un’architettura ormai
affermata ed utilizzata dai principali concorrenti; il dettaglio più
innovativo è costituito dalla spaziatura ad aria del doppietto
anteriore, una soluzione che all’epoca veniva praticata solamente da
Asahi Pentax.
Lo schema
ottico ricavato dal progetto originale rivela un’architettura molto
familiare per i fotografi moderni, uno schema diffusamente adottato da
famosi 50mm f/1,4 come - ad esempio - i Canon FD ed EF, i Nikkor
AiS ed AF, lo Zeiss Planar per Contax/Yashica, i Pentax KM ed
autofocus, etc. Se rievoco i
miei ricordi adolescenziali, la principale curiosità riguardo al
Summilux-R 50mm f/1,4 era legata al suo impegnativo prezzo di listino:
già allora mi chiedevo perché un ottica così basilare, teoricamente
destinata ad una grande diffusione, e dotata di uno schema ottico
analogo a quello dei principali concorrenti fosse proposta ad una
cifra per me inavvicinabile ed apparentemente non giustificata da
particolari raffinatezze tecniche; a distanza di trent’anni,
approfondendo i segreti che si nascondono al suo interno, ho trovato
parziale risposta al suo prezzo molto elevato.
Questo schema inedito riassume i parametri tecnici del Summilux-R 50mm f/1,4 a 7 lenti, riportando la sezione del gruppo di lenti, le caratteristiche rifrattive e dispersive dei vetri ottici utilizzati, i raggi di curvatura con il potere rifrattivo di ogni superficie, gli spessori e gli spazi sull’asse; lo spazio retrofocale utile è pari a 0,8836 . F, ed ipotizzando una focale effettiva di circa 52mm esso corrisponde a 45,95mm, più che sufficienti alle esigenze dello specchio reflex.
Questa
tabella, denominata “diagramma di Abbe”, riassume le principali
caratteristiche di alcuni vetri ottici di progettazione originale
Leitz; nella grafica sono evidenziati il tipo 694545 (LaK9) ed il tipo
815450, poi adottati nel Summilux-R.
Per
sottolineare la complessità ed i costo industriale dei vetri
utilizzati in quest’obiettivo sono in grado di aggiungere
informazioni inedite sulla composizione chimica e le modalità di
produzione Il vetro
815450, impiegato nella lente frontale del Summilux-R 50mm f/1,4,
fu concepito dalla “coppia delle meraviglie” della vetreria Leitz,
il duo Heinz Broemer e Norbert Meinert, padri di tutti i vetri
speciali della Casa e, in definitiva, artefici del suo successo in
quanto fabbricante di ottiche d’eccellenza; questo vetro venne
concretizzato nel Marzo 1964, dopo lunga gestazione, ed è costituito
da 7 componenti principali; per ottenere il favorevolissimo rapporto
fra alta rifrazione e bassa dispersione (nE= 1,81500 vE=
45,2) questo vetro prevede, in aggiunta alla base di ossido di Boro e
sabbia silicea, un’altissima percentuale di ossidi delle Terre Rare
(49% di ossido di Lantanio e 6% di ossido di Tantalio), quantità
largamente oltre il limite invalicabile onde evitare striature,
devetrificazioni e birifrangenze dopo la fusione, e gli ossidi di
Cadmio, Tungsteno e Zirconio hanno il compito di “imbrigliare”
tali elementi, mantenendo nell’impasto finale le caratteristiche
tipiche del vetro ottico (trasparenza, omogeneità, monorifrangenza).
Incidentalmente, questo vetro non è più in linea con le attuali
normative che prevedono vetri ecologici, privi di elementi con impatto
ambientale (come, appunto, il Cadmio). La fattura dell’impasto, come
avviene di solito per questo tipo di vetri, prevede la fusione e la
raffinazione a temperature molto elevate (1.300 – 1.400° C) e per
evitare contaminazioni è necessario utilizzare crogioli di Platino;
anche gli agitatori automatici - con termometro di controllo
incorporato - sono in Platino e progettati all’interno
dell’Azienda; questo materiale rappresentò un notevole progresso
produttivo in quanto permetteva la fusione in colata continua e lo
stampaggio a pressione degli sbozzi (previo rammollimento ad alta
temperatura).
Il vetro
694545 (noto anche come LaK9) è un materiale molto famoso e va
considerato il primo grande exploit della vetreria Leitz, trattandosi
di un vetro ad alta rifrazione/bassa dispersione (nE= 1,69400
vE= 54,6) realizzato senza l’impiego dell’ossido di Torio
(radioattivo e potenzialmente pericoloso), sostituito
dall’ossido di Lantanio; anche questa versione fu concepita da Heinz
Broemer e Norbert Meinert e venne rivelata nell’Aprile 1958. Il
vetro 694545 è strutturalmente abbastanza semplice e prevede
solamente 5 componenti: una miscela base di ossido di Boro ed ossido
d’Alluminio, una percentuale molto elevata di ossido di Lantanio
(46,6%) e due ossidi di elementi bivalenti (Calcio e Magnesio) per
tamponare i deleteri effetti collaterali dell’ossido di Lantanio.
Anche in questo caso la fusione deve avvenire in crogioli di Platino a
circa 1.300° C.
Infine, il
vetro Leitz tipo 800430 viene utilizzato nella quinta e sesta lente
del Summilux; anche questo materiale è figlio del genio di Broemer e
Meinert ed è il frutto di studi che si sono protratti da fine anni
’50 all’estate 1966; questo materiale è costituito da 8
componenti: una base di sabbia silicea, ossido di Boro e di Alluminio
cui vanno aggiunti gli ossidi responsabili del favorevole rapporto
alta rifrazione/bassa dispersione (ossido di Lantanio 41,3% ed ossido
di Niobio 7,3%) ed altri ossidi (ossido di Zinco, Cadmio e Zirconio)
necessari per garantire le adeguate caratteristiche fisiche; questo
vetro non fa eccezione ed anch’esso va fuso in crogioli di Platino a
temperature nell’ordine di 1.350 – 1.400° C; contenendo Cadmio
non rientra nelle specifiche richieste per gli attuali vetri
ecologici, ed è probabile che questa sia una delle ragioni che
convinsero la Società a sospendere la produzione di questo modello di
Summilux e a varare la versione del 1998 ad 8 lenti. Questo
inconsueto viaggio fra i segreti del vetro ottico ci fa capire come il
prezzo originale del Summilux-R 50mm f/1,4 tipo 11675, in fondo, fosse
giustificato proprio dalle complesse e costose alchimie originali
Leitz che sono alla base del suo schema ottico, solo apparentemente
analogo a quello dei concorrenti, e proprio la massiccia adozione di
vetri originali Leitz fa di quest’obiettivo una delle versioni in
cui scorre impetuoso l’originale DNA della Casa! Per quanto concerne le diverse varianti
prodotte dal 1970 al 1998 ed
accomunate dal nocciolo ottico appena analizzato, possiamo
segnalare:
(Marco Cavina)
(Marco
Cavina)
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