Apo Macro Elmarit 100/2,8
Pp.Ghisetti





Presentato nel 1987, l'Apo Macro Elmarit 100/2,8 ha rappresentato, fin da subito, una delle ottiche più qualificanti del sistema Leica R e uno degli obiettivi più riusciti della storia Leica.

Codice 11210, dopo il 1997 furono applicati i contatti ROM e il codice divenne11352.
Prodotto sino al 2002 in 20.000 esemplari.
Prezzo al momento dell'uscita sul mercato di 4.879.000 Lire.




Il barilotto, solo nero, misura 104,5mm di lunghezza, 73mm di diametro, e 760g di peso.
Filtri E60.
Paraluce telescopico incorporato.
Ghiera di messa a fuoco gommata: dopo il primo giro ci si porta da infinito a 0,7m, dopo il secondo giro sul barilotto appaiono le scale di riproduzione e la maf arriva a 45cm.
Leica sconsigliava con questa ottica l'uso di duplicatori o tubi di prolunga (e soffietto) per arrivare al rapporto 1.1: per questo era stata progettata una speciale lente addizionale dedicata (composta, come si nota dallo schema sotto, da ben 3 elementi) denominata Apo Elpro nr16545. Questa si avvitava sulla parte superiore dell'ottica, costituendo pertanto un unico elemento con l'obiettivo stesso. Tra l'altro l'Apo Elpro possiede un proprio paraluce (cod 12528)  che, avvitato anteriormente al complesso, funziona appunto da paraluce (visto che quello dell'ottica deve rimanere in loco), mentre, una volta smontato, funziona da distanziatore metallico, avvitandosi nella parte posteriore dell'Elpro, proteggendo pertanto le lenti.
Una soluzione estremamente elegante.

L'Apo Elmarit, completo di Elpro arriva ad una distanza di 30cm dal soggetto, mantenendo la correzione Apocromatica. Purtroppo essendo un accessorio da acquistare a parte e molto costoso, l'Apo Elpro spesso non è stato acquistato dai possessori dell'Apo Elmarit.



Pagine dal libro ELMARIT di Ghisetti e Cavina: si notano gli schemi ottici di obiettivo e aggiuntivo ottico ApoElpro, test MTF, e i vari numeri di catalogo

Diaframma a 7 lamelle, con chiusura sino a f/22.
Schema ottico di 8 lenti in 6 gruppi (vedi sopra), disegnato da W.Vollrath, con sistema ottico sdoppiato, vera innovazione dell'ottica, alla ricerca della correzione apocromatica e della planeità di campo, necessaria nei lavori di riproduzione.
Lo schema pertanto si compone di una parte a 6 lenti  tipicamente ispirata al classico disegno di Gauss, e da un gruppo posteriore fisso a 2 lenti spaziate, con curvatura corrispondente, di grande diametro.
Durante la messa a fuoco il sistema Gaussiano avanza, aumentando pertanto lo spazio tra la sesta e la settima lente, modificando pertanto la configurazione di base, proprio per ottenere uniformità di resa e planeità di campo.
La correzione apocromatica segue una strada controcorrente: invece di utilizzare dei vetri ED (a bassa dispersione) è stato utilizato un vetro PSK (PhoSphateCrown), a base di metafosfati e floruri, con indice di rifrazione 1,598 e numero di Abbe 67,1, valori ambedue inferiori a quelli dei vetri ED. Questo tipo di vetro è stato brevettato nel 1974  come 598671 nella vetreria interna di Wetzlar da Broemer e Meinert, storici chimici della Leitz. Questo vetro, che possiede valori favorevoli di dispersione anomala, è stato utilizzato negli elementi L2 e L5 del ns Macro Elmarit.
Un vetro molto simile, sempre a base di ossido di Bario, con floruri di magnesio, è stato utilizzato nel noto ApoTelyt 180/3,4.


Confronto tra ottica posizionata all'infinito con paraluce rientrato (in alto), e con MaF alla minima distanza con paraluce estratto: notare le scale di riproduzione sul barilotto.

Dal punto di vista della resa ottica questo obiettivo ha segnato nuovi limiti, diventando per tutti, fotografi ed aziende, un punto di riferimento.
Vignettatura di 0.8 stop a TA che scompare a f/5,6, distorsione pari a 0.
La resa a TA ha dell'incredibile per i valori raggiunti (vedi test MTF sopra), con contasto e risolvenza che forniscono una accentuata sensazione di tridimensionalità, accentuando lo spazio tra i soggetti ripresi.
Come in tutti i veri obiettivi apocromatici la resa non migliora con la chiusura del diaframma, almeno sull'asse, ma migliora solo a f/5,6 sull'intero campo inquadrato.
La resa del colore è pura e brillante: anche a distanza ravvicinata l'aberrazione cromatica è corretta in modo perfetto, con tutte le aberrazioni sotto controllo.
Questo obiettivo, pur creato negli anni ottanta, ha rappresentato per anni il punto di riferimento mondiale nelle ottiche macro, anche se la sua versatilità ne fa un'ottica universale, ottimo sia per la riproduzione di soggetti piani, documenti, quadri, ecc, sia in soggetti tridimensionali, grazie alle sue eccezionali doti di purezza nei colori.
Tra le note negative il peso e l'ingombro, a causa anche del complesso elicoide di MaF e l'apertura a f/2,8, con una tendenza ad una leggera sovraesposizione dei soggetti all'infinito, valutabile a mezzo stop.
Un capolavoro assoluto che ha superato la barriera del tempo.


Per comparazione il Macro Elmar 100mm  f/4 per Leica R si trova qui



una prova sul campo del 100 ApoMacro nelle foreste della Costarica
su NADIR qui